Cosa succede alla Battersea Power Station?

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Dopo la decisione di Apple di trasferire il suo quartier generale all’interno della Battersea Power Station, abbiamo assistito ad un picco di attenzione mediatica nei confronti dell’edificio art deco, gemma del patrimonio architettonico nazionale. Negli ultimi mesi, al contrario, le vicende che riguardano Battersea Power Station sembrano scomparse dai media mainstream. Ciò non significa che nulla sia successo e Spectacle ha continuato a monitorare le iniziative della Battersea Power Station Development Company – società che gestisce il progetto di rigenerazione – attorno alla monumentale centrale elettrica progettata da Giles Gilbert Scott e tanto amato da Londinesi e non. Sfortunatamente molte delle novità non sono confortanti.

Cattive notizie o buone notizie? Come sempre buono e cattivo sono mescolati nel linguaggio commerciale e ogni fatto è filtrato ad arte in base alle convenienze. Per esempio il grande pubblico certamente è stato messo al corrente del fatto che la più grande e ricca azienda al mondo, Apple, ha manifestato l’intenzione di trasferire i suoi uffici all’interno della centrale elettrica al termine dei lavori di ristrutturazione. Apple è stata salutata positivamente, come abbiamo segnalato, praticamente da tutti i mass media (tra gli altri segnaliamo BBC, The Guardian, Evening Standard). Nel frattempo solamente il nostro blog ha dato notizia della demolizione totale dalla parete est della centrale, rimossa per far posto a finestre e dare così luce ai nuovi uffici della Apple.

Battersea Power Station - three of the four chimneys have been rebuilt

Battersea Power Station – tre delle quattro ciminiere sono state ricostruite (Spectacle, 10/03/17)

Questa triste perdita, andata sotto completo silenzio in tutti gli altri media, è in linea con la curiosa strategia conservativa ‘distruggi per preservare’ ripetutamente applicata a porzioni della Battersea Power Station. Nonostante le migliori pratiche conservative del patrimonio storico architettonico prevedano il mantenimento della maggior parte dei manufatti esistenti, nel caso di Battersea si è deciso di procedere alla demolizione delle ciminiere e alla ricostruzione di repliche. Secondo noi questo è uno degli esempi più evidenti delle storture prodotte dall’intervento di interessi finanziari nel campo della conservazione, come abbiamo cercato di mostrare nel nostro film Battersea Power Station: Selling an Icon

Le demolizioni (ciminiere e parete est) sono state approvate da tutte le agenzie di controllo (in primis Historic England e il Municipio di Wandsworth) e giustificate in nome del bene ultimo rappresentato dal riportare in vita la Battersea Power Station. Ma quale bene è stato prodotto finora dal megaprogetto di rigenerazione, valutato in 9 miliardi di sterline e tra i più grandi in Europa? I lavori per la ricostruzione delle ciminiere sono andati avanti e, al momento, tre ciminiere nuove di zecca spiccano sulle rovine della centrale elettrica. Se tutto va bene, presto i londinesi saranno di nuovo in grado di ammirare tutte e quattro le ciminiere nello skyline di Battersea. Peccato siano false. Meglio di niente? Forse…

Pubblico non Pubblico

La Battersea Power Station Development Company, attraverso il suo amministratore delegato Rob Tincknell, ha recentemente annunciato l’apertura di una passeggiata lungo il Tamigi: “Siamo lieti di poter aprire nuovi spazi pubblici per Londra e di poter condurre la Power Station e i suoi dintorni di nuovo al centro della vita londinese” (dall’Evening Standard). Nonostante l’entusiasmo dell’annuncio, lo ‘spazio pubblico’ cui si riferisce Rob Tincknell è nient’altro che una breve passaggio pedonale privato, schiacciato tra il fiume e la cosiddetta Fase 1 del progetto. La passeggiata sarà integrata al più ampio lungofiume che sarà aperto al pubblico di fronte alla Power Station. Come il resto dell’area, anche questo spazio è tecnicamente privato e solo aperto al pubblico, cosa ben diversa dall’essere uno ‘spazio pubblico’ tout court.

BPS_Collage_Riverside

Mentre eravamo intenti a fare delle riprese sulla nuova passeggiata, i membri della crew di Spectacle, ingenui, sono caduti nel tranello retorico dello ‘spazio pubblico’ pubblicizzato dai costruttori e si sono comportati come se davvero lo fosse. Sfortunatamente siamo stati ricondotti alla realtà da un membro del servizio di sicurezza venuto a ricordarci che il padrone di casa aveva deciso che non era permesso fumare in tutta l’area. Grazie al giudizioso gestore, la nostra salute è stata salvaguardata. Ci sembra però improbabile che uno spazio sottoposto a controllo privato possa garantire un libero godimento del lungofiume. Se i proprietari decidessero di bandire i picnic (magari per dare una mano i loro ristoratori) o manifestazioni di protesta, non ci sarebbe molto di cui lamentarsi: questo è ciò che accade quando si privatizzano spazi pubblici.

The Guardian in passato ha lanciato un allarme sugli effetti già prodotti dalla sovrapposizione di pubblico e privato lungo le sponde del Tamigi, diventato, secondo la loro indagine un “labirinto incomprensibilmente complesso di ostacoli privati e confusione tra municipi – nonché un campo di battaglia sui diritti di transito che potrebbe avere serie ripercussioni sull’accesso pubblico al fiume”. Non un grande preludio verso quella che i costruttori offrono come un’esperienza unica.

Planning non Planning

Le pretenziose 230 pagine del ‘manifesto’ su Place Making prodotte dalla Battersea Power Station Development Company riserva un ruolo fondamentale alla diversità di usi e di inquilini. Nonostante l’impegno a costruire case (alcune delle quali a prezzo calmierato) per la popolazione londinese, i proprietari hanno cambiato idea, passando da appartamenti di lusso a uffici.

THE_PLACEBOOK

La Battersea Power Station Development Company ha presentato istanza per un cambio d’uso della cosiddetta Fase 3 del progetto. I costruttori hanno intenzione di trasformare due edifici, progettati dalle star dell’architettura contemporanea Frank Gehry and Norman Foster – i cui appartamenti sono talaltro già in vendita – da uso residenziale a uffici. Il Financial Times nel darne notizia, presenta come causa di tale cambio il drastico crollo dei prezzi degli immobili di lusso, mentre la domanda di spazi per uffici si manterrebbe alta così come il loro valore. Rob Tincknell ha così giustificato la mossa al Financial Times: “L’aspetto positivo dei progetti a lungo termine è che possono adattarsi al mercato. Se non c’è mercato per immobili residenziali e un mercato molto florido per gli uffici, allora costruiamo uffici”.

Lo stesso Tincknell – che adesso esalta la flessibilità – in passato ha rilasciato un’intervista a Peter Watts, autore di ‘Up in Smoke’, testo sulla storia di Battersea Power Station, sottolineando come la propria azienda avesse prodotto una ricetta infallibile per rendere Battersea un luogo perfetto: “57% residenziale. Del restante 43%, che corrisponde a circa 315.000 mq, 110.000 mq in negozi e ristoranti, 158.000 mq in uffici e il resto con un buon bilanciamento di hotel, tempo libero e spazi per la comunità”. Ci domandiamo che cosa è successo a questo piano pseudoscientifico per mescolare usi e gente, secondo gli autori risultato di lunghe consultazioni con gli abitanti dell’area. Forse non era così importante dato che oggi Tincknel può riferire al Financial Times: “è facile immaginare di aggiungere 93.000 mq (di uffici)” e cancellare dal progetto un hotel e un bel po’ di appartamenti.

Il Battersea Power Station Community Group, praticamente l’ultima voce critica rimasta a mettere in discussione il progetto e le cui opinioni non sono mai state prese in considerazione dalla proprietà nel corso delle consultazioni, si sono scagliati contro la proposta: “Gli edifici di Gehry e Foster dovrebbero diventare case a uso sociale, con prezzi calmierati. Potrebbero esserci uffici ai piani bassi. Mentre assistiamo alla crisi abitativa più grave che sia mai stata vissuta a Londra, non si può dare via questi edifici nella loro interezza ad uso uffici”.

Continuate a seguirci per aggiornamenti e nuove contraddizioni generate dalla megarigenerazione di Battersea Power Station.

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Battersea Power Station: da icona rock a speculazione

In questi giorni Battersea Power Station andrà in giro per il mondo a vendersi. Un tour pubblicitario globale per lanciare, probabilmente, il più grande progetto di sviluppo immobiliare del momento a Londra e, certamente, tra i più controversi. La pubblicità è iniziata con un articolo di Enrico Francechini su Repubblica, che presenta il megaprogetto per i suoi aspetti avveniristici. Tuttavia non coglie gli aspetti critici della speculazione edilizia, il contesto di housing crisis e il rischio di cancellare l’icona del passato industriale Londinese (in bello stile art deco) lungamente denunciato dal Battersea Power Station Community Group. Un recente articolo del Financial Times, dando spazio al World Monument Fund e alle sue preoccupazioni, ci sembra che tenti di contestualizzare il lavoro dell’impresa immobiliare (Battersea Power Station Development Company).

Il brand usato dalla Battersea Power Station Developing Company

Il brand usato dalla Battersea Power Station Development Company

Probabilmente per un italiano medio Battersea Power Station non significa granché, ma se aggiungi la copertina di Animals dei Pink Floyd allora dalla memoria qualcosa affiora.

Copertina del celebre album  Animals dei Pink Floyd

Copertina del celebre album
Animals dei Pink Floyd

Per i londinesi Battersea Power Station rappresenta molto di più: un’icona del passato industriale e un punto interrogativo sul futuro dello sviluppo immobiliare della capitale britannica. Costruita a partire dagli anni ’30, questa cattedrale industriale fino all’inizio degli anni ’80 ha fornito elettricità alla metropoli, calore nelle sue case e ha dato un decisivo contributo alle affascinanti e nebbiose atmosfere stile “fumo di londra”.

Contributo della Battersea Power Station all'inquinamento di Londra e alle sue atmosfere fumose (getty images)

Contributo della Battersea Power Station all’inquinamento di Londra e alle sue atmosfere fumose (getty images)

Battersea Power Station fa parte dell’immaginario di milioni di frequentatori della capitale, stagliandosi nei finestrini dei pendolari che ogni giorno transitano dalle stazioni ferroviarie di Vauxall, Clapham e Victoria Station.  La bellezza dell’edificio e delle enormi ciminiere bianche, il condensato di storia industriale che incarnano hanno fatto sì che la Battersea Power Station entrasse già nel 1980 nella lista degli edifici storici.  A partire dal 2004 il prestigioso World Monument Fund ha incluso Battersea Power Station e le sue ciminiere nella lunga lista di edifici patrimonio dell’umanità che necessitano di essere protetti per i posteri. Ma da cosa bisogna proteggere Battersea Power Station?

Chiusi i battenti, l’enorme area industriale attorno alla centrale elettrica e lo stesso edificio sono a lungo rimasti abbandonati a se stessi, passando di mano in mano tra diversi investitori che hanno tentato di proporre i più disparati progetti di sviluppo, mai andati oltre annunci o parziali demolizioni dell’esistente (come il tetto, per esempio, da parte di precedenti proprietari)

STORIA DELLA BATTERSEA POWER STATION

Primi Piani: 1980-90

Nuovi Piani: 1993

GIORNI NOSTRI

Ma questa volta la Battersea Power Station Development Company, braccio operativo di una cordata di società e istituti finanziari della Malesia, sembra fare sul serio: archistars (Frank Gehry, Norman Foster, Rafael Vinoly), budget faraonico (8 miliardi di sterline, circa 10 miliardi di euro) e la benedizione di sindaco e primi ministri dovrebbero permettere di creare, la’ dove ora c’e’ una cadente centrale elettrica, il centro di una nuova città nella città.

Da sinistra: il sindaco di Londra (Boris Johnson) il primo ministro inglese (David Cameron) e il primo ministro della Malesia Datuk Seri Najib Razak alla cerimonia d'inizio lavori alla Battersea Power Station (4 luglio 2013). Source: Daily Telegraph

Da sinistra: il sindaco di Londra (Boris Johnson) il primo ministro inglese (David Cameron) e il primo ministro della Malesia (Datuk Seri Najib Razak) alla cerimonia d’inizio lavori alla Battersea Power Station (4 luglio 2013). Source: Daily Telegraph

In questi giorni la Battersea Power Station Development Company porta in un tour globale i suoi progetti, in cerca di investitori stranieri pronti ad acquistare un posto nel nuovo nel centro che hanno intenzine di costruire. Anche gli Italiani avranno modo di esserne parte: la campagna pubblicitaria passerà da Milano dal 5 al 9 novembre. Per chi si fosse perso la notizia, il lancio del tour, almeno per il pubblico italiano, è avvenuto grazie a un lungo articolo di Repubblica che porta la prestigiosa firma di Enrico Franceschini, suo inviato a Londra.

Invitato dalla Battersea Power Station Development Company a “dare un’occhiata da vicino e a fare due chiacchiere”, l’inviato restituisce un entusiastico affresco delle infinite capacità di una città capace di guardare al futuro per reinventarsi attraverso progetti da sogno. Tra le righe Franceschini sembra quasi suggerire di prendere esempio e evidenziare ciò che manca a noi poveri italiani, impelagati nel presente e appesantiti da un passato di cui non sappiamo bene cosa fare. Chi si prenderebbe la briga di reinventare quartieri interi, investire miliardi per il futuro di Roma o Milano?
A Londra invece si può e la Battersea Power Station Development Company pensa a tutto: giardini d’inverno sul tetto della centrale, negozi e spazi espositivi, oltre che spazi abitativi per 100.000 persone e una deviazione della metro fino nel cuore del nuovo e straordinario “villaggio”.

Allora benvenuto sviluppo e capacita’ di fare: benvenuta “Città Futura!”

Veduta aerea del progetto come dovrà essere a conclusione lavori. In mezzo ai grattacieli si intravede la centrale elettrica.

Veduta aerea del progetto come dovrà essere a conclusione lavori. In mezzo ai grattacieli si intravede la centrale elettrica.

Peccato che dal simpatico affresco del nostro caro Franceschini manchino un po’ di fatti e alcuni altri vengono presentati in maniera tanto semplicistica da apparirci sbagliati, o perlomeno fuorvianti. Per chi non abbia ancora avuto la possibilità di saperne di più, ecco i principali.

Londra è probabilmente al picco del suo mercato immobiliare e, contemporaneamente, della sua capacità di attrarre migranti d’ogni sorta dal resto del mondo. Con il venir meno di piani e finanziamenti per abitazioni sociali e un mercato pompato da enormi liquidità provenienti dai gruppi finanziari e magnati di mezzo mondo, la gente “normale” si trova coinvolta in una paurosa crisi abitativa. Il fenomeno va avanti da almeno trent’anni ma gli effetti, in un contesto di crisi, austerità e con un mercato degli affitti alle stelle, sono devastanti e raggiungono fasce sempre più ampie della popolazione. Mentre si investono miliardi in edifici avveniristici, a Londra non ci sono nuovi appartamenti, non dico per i poveracci immigrati da mezzo mondo, ma nemmeno per la middle class locale.

Il Financial Times, invitato a scrivere sul progetto più o meno come Repubblica, riporta l’opinione di Peter Rees, un famoso urbanista, esperto di pianificazione e docente al prestigioso University College London.

“Peter Rees  […] has described the proliferation of new, largely residential, towers along the south bank between Battersea and London Bridge as “a disaster” that is “ruining London”.”

Questo parere tombale introduce un rapido excursus dei problemi relazionati al mercato immobiliare londinese e ai megaprogetti di sviluppo, come quello di Battersea. Non che il Financial Times sia la bibbia, o che le preoccupazioni del pubblico britannico siano le stesse di quello italiano, ma forse contestualizzare un po’ questo progetto sarebbe stato interessante anche per i lettori di Repubblica. Soprattutto coloro che si apprestano a valutare da vicino, come suggerito dall’articolo, la possibilità di acquistare un appartamento nel complesso della Battersea Power Station.

Per Franceschini a Battersea “…se c’è un difetto è quello che la Città Futura sulla riva sud del Tamigi sembra un set cinematografico […] Ma lo stesso si può dire di Canary Wharf, la nuova City degli affari più a est sempre affacciata al fiume, o dell’Olympic Park, il quartiere dell’East Side rigenerato dalle Olimpiadi del 2012. Con un po’ d’immaginazione si può intravedere come sarà la Londra del 2020 o del 2030, un po’ New York, un po’ Las Vegas, un po’ Old London, un po’ Luna Park.”

Secondo noi di difetti (e rischi) ce ne sono, e sono ben altri.

Ciò che ha reso Battersea Power Station l’icona gotico industriale che attualmente rappresenta sono le ciminiere bianche. In passato Spectacle ha supportato e documentato su questo blog le campagne in difesa della centrale e, in particolare, delle sue ciminiere. La proprietà sostiene che le ciminiere siano un pericolo, in quanto danneggiate dal tempo e rese pericolanti dalla mancanza di manutenzione degli ultimi 30 anni almeno. A tale scopo Battersea Power Station Development Company ha in mente di demolirle per sostituirle con copie nuove di zecca che ne garantiscano la solidità per gli anni a venire.
Franceschini affronta l’argomento con un simpatico, quanto sibillino, inciso che potrebbe apparire di poco conto:

“Non c’è pericolo che i comignoli bianchi cadano in testa ai nuovi inquilini: quelli verranno abbattuti delicatamente e rifatti uguali ai vecchi ma nuovi, per ragioni di sicurezza, mentre il resto dell’antica struttura, ben rinforzato, rimarrà dov’è.”

In realtà questa è precisamente la posizione dell’impresa, il cui CEO è arrivato a paventare rischi imminenti di crolli, anche in caso di folate di vento più forti del solito.
Diversi elementi fanno dubitare sul fatto che le ciminiere rappresentino un pericolo concreto. Se le nostre inchieste e le interviste realizzate con i membri del Battersea Power Station Community Group, promotori delle campagne di difesa della centrale da speculazioni e distruzioni, possono sembrare parziali, torniamo al Financial Times e a come affronta lo stesso argomento.
La scelta, in questo caso, è stata quella di affidare al World Monument Fund uno spazio in calce all’articolo per presentare la propria posizione nei confronti del progetto. Dalle righe a firma Jonathan Foyle, chief executive del World Monuments Fund Britain, si scopre che questa pericolosità è contestata da tre autorevoli studi:

“In 2005, three engineers concluded the existing chimneys could be repaired in-situ. Instead, they are to be razed and rebuilt as smoke stacks that never smoked, reducing long-term maintenance.”

Fatto sta che le ciminiere stanno venendo giù, e anche rapidamente, in barba a tutti i tentativi operati dagli attivisti del Battersea Power Station Community Group di far valutare a impresa e municipio piani alternativi di restauro. Inoltre le garanzie predisposte affinché l’impresa effettivamente proceda alla ricostruzione delle ciminiere sembrano essere state aggirate. Se in un primo momento il municipio aveva imposto alla compagnia di procedere alla demolizione e immediata ricostruzione di una ciminiera per volta, nuovi accordi hanno stabilito che dopo aver abbattuto e cominciato a ricostruire la prima ciminiera, le altre tre potranno essere smantellate tutte insieme.

Inoltre è stato chiesto all’impresa di depositare in un conto vincolato fondi sufficienti a garantire la ricostruzione, anche in caso di fallimento improvviso o vendita a terzi del progetto (le dinamiche del passato fanno credere che non siano ipotesi tanto remote…). Il fondo depositato è di 11 milioni di sterline (14 milioni in euro, un po’ pochino a detta di un ingegnere della stessa Battersea Power Station Development Company) e il deposito è stato effettuato in una banca malese. Secondo gli attivisti in caso di effettivo fallimento della Battersea Power Station Development Company, sarebbe quasi impossibile riscuotere i soldi di garanzia.

Battersea Power Station è solo uno dei centinaia di progetti di development finanziati da gruppi immobiliari a capitale britannico o internazionale, tutti extralusso. Questi progetti spesso creano bellissimi e avveniristici quartieri, ma spettrali: i primi acquirenti sono, normalmente, gruppi immobiliari e affaristi di mezzo mondo che comprano e vendono appartamenti come titoli azionari. Questi proprietari, che Battersea Power Station Development Company apparentemente sta cercando di raggiungere nel suo tour globale, sono normalmente in cerca di curve di mercato che garantiscano utili, più che di esperienze urbanistiche e vedute mozzafiato. Lo scarso interesse verso la reale esperienza abitativa degli investitori rende più che sospettosi circa l’attenzione che la Battersea Power Station Development Company riporrà nella salvaguardia architettonica del sito.

 

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Save Kimber Road and Battersea adventure playgrounds

Wandsworth Against the Cuts has opened an online petititon to the Government to avoid the closure of Kimber Road and Battersea Park playgrounds. As York Gardens Playground has been recently flattened by builders they believe Kimber Road could be torn down as early as this Friday and Battersea soon after.

Campaigners claim that the closure of the adventure playgrounds will deprive children and young teenagers of things to do on these areas.

Visit Wandsworth Against the Cuts website for ways to try and prevent this happening.

It seems that Malaysian owners Sime Darby´s plans for the regeneration of the Battersea Power Station does not include any playground areas among these 3.400 homes, 2 hotels and dozens of shops and restaurants.

It would be a very good idea if part of (a publicly owned) Battersea Power Station were to be designated a huge public adventure playground for the joy of all the children of the area. But it is clear Wandsworth Council does not see providing for children as important as helping to enrich property developers by sanctioning the building of DINKy (Double Income No Kids- yet) Ghettos.

Check this video out for more information about this story.

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Keith Garner on Rob Tincknell

Keith Garner, local architect and member of the Battersea Power Station Community Group, has laid out a tyraid of questions to the chief executive of the Battersea Power Station Development Company, Rob Tincknell.

In an article described as ‘sycophantic and uncritical’ by Garner, Tincknell answered a series of questions about his involvement with the new plans for the regeneration of Battersea Power Station.

Garner responded strongly to the article, posing probing questions that still need answering. For example;

Why did Treasury Holdings not complete any substantive work in the five years they owned Battersea Power Station between 2006 and 2011, when you were in charge?

Why is the river walk connecting to Battersea Park still not built when your colleagues at Treasury Holdings promised at a meeting in 2011 that this would be done?

Why are you currently carrying out a “public consultation”, when it is clear that you have no intention of responding to any of the concerns raised?

The list ended with Garner asking, ‘Perhaps you would put some of these questions to Rob Tincknell as well?’

We can’t see the Architects Journal being so bold, but are keen to have these questions answered ourselves.

If you have any questions you want answering, let us know and we’ll try to pose them to the companies behind Battersea.

You can read the article itself, and Keith’s full response here, http://www.architectsjournal.co.uk/news/daily-news/rob-tincknell-committed-to-battersea/8635755.article

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Brian Barnes Skeptical of Latest Battersea Plans

Brian Barnes has publicly said that he’s continually doubtful of the new plans set out by Sime Darby to regenerate Battersea Power Station.

Barnes, the driving force behind the Battersea Power Station Community Group that he begun 29 years ago, has seen many plans come and go in his time and is sure the recent proposal from the Malaysian giant will be just another in a long list of failed plans.

He has also criticised the plans for not having enough affordable housing, claiming that no-one from the local area will be able to afford to live there, especially young people looking to get onto the property ladder.

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Battersea Plans Unveiled

Sime Darby have released their plans for their regeneration of Battersea Power Station. This Friday (14th) 10:00am-6:00pm and Saturday (15th) 10:00am-4:00pm will see an exhibition of these plans at the Consultation Suite, Battersea Power Station (Gate 2).

These plans have been reported to involve the demolition of the chimneys, and replicas being constructed as the degredation of the current structures is said to be too much to allow a conservation effort.

Around 3,400 homes, including 500 classified as “affordable” will be built on the 29-acre site, as well as two hotels, 160,000 sq ft of offices and dozens of shops and restaurants in a new “high street”. This work is part of their 12-year development project, with a park and walkway projected for completion as early as next April.

Visit www.batterseapowerstation.co.uk for more information.
Email powerstation@batterseasociety.org.uk with your thoughts on the proposed plans.

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Battersea Power Station Estimated Construction Facts

The Malaysian consortium, the new owners of Battersea Power Station,  has announced in a press release that the regeneration of Battersea Power Station is estimated to cost £6-8bn. This news has spread across the media as the project is set to create 20,000 construction jobs as well as 13,000 permanent jobs. Also it is announced that the project will create 3,500 homes.

On the surface this announcement sounds like a good deal, but  how many of the homes will actually be ‘affordable’, the London plan requires 50%, and for how long will the 20,000 construction workers be employed? It is possible that some of these jobs will only last a few weeks.

Local people have heard this all before.

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Battersea Power Station – Sale agreed but not signed

According to a source in English Heritage, the Malaysian consortium (Sime Darby, SP Setia and Employees Provident Fund) who have agreed to buy Battersea Power Station have not actually signed the contract – so it is not too late to change their minds.

 

One of the iconic images of the power station - Pink Floyd's Animals

 

A recent announcement of a predicted 30% fall in the London property prices is just one of the reasons why the consortium and it’s shareholders may want to think again.

Reading the Asian press, it doesn’t seem like the consortium, or at least their shareholders, actually realise the costs, limitations and responsibilities involved in buying a grade II listed building.

Press release articles surrounding the sale refer vaguely to ‘possible preservation‘ of the power station, with talk of merely ‘motivator profit‘ and also of the potential of a ‘400m river front‘ that seems to completely ignore the power station itself, and indeed the smelly waste disposal unit situated directly on the river front in question.

The power station features heavily in London’s iconography, recently throughout the London 2012 Olympics with James Bond and Her Majesty taking a flight over it in the Opening Ceremony, and also it features as one of the ‘London Landmarks’ . Hopefully this renewed pride of Londoners will force English Heritage to awake from it’s slumber and move into action insisting on repairs to Battersea Power Station, which could potentially be extremely expensive.

 

 

Nick Cuff, chairman of Planning at Wandsworth Borough Council spoke at the Future of Battersea event (Southbank University, 26th July), claiming that the Northern Line extension would probably not be funded by the developer but by central Government as part of its infrastructure investment programme. Interestingly, the major reason cited by REO (the previous developers) for having significantly less than the required 50% affordable housing was precisely because they were having to contribute to the tube line extension. So SP Setia and Sime Darby need to factor in the 50% affordable housing into their new development plans.

It has also been reported that the consortium will adopt the Vinoly plan, but this does not seem to make sense. Why would they take on such an implausible and previously failed scheme? The greedy and expensive Vinoly plan justified being so densely developed in order to recoup the costs of transport infrastructure – so that too can be challenged if the taxpayer is expected to foot the Northern Line extension costs.

So despite the attempts by Wandsworth Borough Council to present the change of ownership as a seamless continuation of the old Battersea Power Station development started by REO in fact everything is up for grabs again. The new owners and their share holders could find themselves with a completely unviable scheme and a PR disaster. Crassly developing or neglecting this much loved building could result in the new owners being the most despised developers in London.

Its not too late for the consortium to change their mind. Their share holders should be asking- do they know what they have let themselves in for?

 

 

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Pink Floyd fans witness redevelopment failure of the Battersea Power Station 35 years later

A pig is flying over the Battersea Power Station, London again, 35 years after it flew there for the first time in 1977. On both occasions Pink Floyd released the albums with the floating pig shot on the covers, and even though the musicians did not attend the events in person, they once again brought desirable publicity to the derelict station.

The two covers, Animals in the past and Why Pink Floyd…? today,  can be easily confused, as this landmark site looks exactly the same as 35 years ago. This is in spite of the owners constant promises to renovate the station and “create an entirely new district for London“. The current development proposal aims to create the first zero carbon office space in Central London, “a stunning event space”, the river walk section, a green energy plant and a conference centre etc.

However, so far the inflatable pig is probably the only “cultural” mark at the station site, despite the cultural rejuvenation plans proudly announced on the Battersea Power Station Website . The power station has been unused since its closure in 1982, and is gradually falling to the ruin. In consequence, English Heritage described the conditions at the place as “very bad”, and included it on the Buildings at Risk Register.

The current owners,  Treasury Holdings, struggle to make the ends meet due to the Irish banking crisis. This might force the company to sell the station to another private developer willing to face those financial challenges, which the previous three owners failed to cope with. Further information can be found on the Spectacle’s Blog.

Perhaps real pigs will start flying sooner than the actual redevelopment will finally begin.

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Battersea Power Station history from the 30s to 1983

The Vauxhall Society reprints an extract from  ‘Battersea Power Station – 50 Years of Service – A Short History’ first published by CEGB Public Relations Branch in 1983.

The Vauxhall Society is the civic consultative group covering the London parliamentary constituency of Vauxhall, which extends from north of Waterloo to Brixton, Clapham, and Stockwell and Vauxhall, as well as the neighbouring districts of Southwark and Wandsworth.

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For more history of the power station click here
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